LIDIA MAGGI A SERRA DE' CONTI Sabato 30 marzo 2019
In occasione del primo appuntamento di MONACHESIMO: lo straordinario nell'ordinario "I fondamenti della vita monastica", sarà a Serra de' Conti la Professoressa, Teologa e Pastora Battista LIDIA MAGGI.

Alle ore 17 presso la Sala Italia, Lidia Maggi affronterà il primo tema de "I fondamenti della vita monastica", cioè "LA COMUNITÀ", luogo della festa e del perdono".

La conferenza sarà preceduta dalla visita guidata de "Il paese convento", nel Centro Storico di Serra de' Conti, alla ricerca dei tre conventi (luoghi di comunità nella comunità): San Carlo, San Francesco e Santa Maria Maddalena, a cura della Professoressa Morena Torreggiani Direttrice del Museo delle Arti Moanstiche di Serra de' Conti.

Alle ore 19:30 si potrà cenare secondo un menù ispirato alla cucina delle monache del Monastero di S. Maria Maddalena.

A seguire il laboratorio-concerto dal tema "Le voci del silenzio" - Frammenti di vita monastica nell'opera "Suor Angelica" di Giacomo Puccini, con PATRIZIA BICCIRÈ (SOPRANO).


Per conoscere meglio LIDIA MAGGI e per capire la sua provenienza (la Chiesa cristiana evangelica battista), riportiamo alcuni stralci di un'intervista di Giulio Brotti pubblicata dal settimanale online della Diocesi di Varese "santalessandro" (www.santalessandro.org)

Pastora Maggi, possiamo chiederle una telegrafica nota di autopresentazione? Lei è autrice di bellissimi volumi di commento ai testi biblici ed esercita il suo ministero presso la Chiesa cristiana evangelica battista di Varese…
«Per la verità, ho degli incarichi presso due Chiese di tradizioni diverse: sono pastora della comunità metodista di Luino e di quella battista di Varese. Tra le Chiese riformate, il dialogo ecumenico ha portato a un riconoscimento reciproco, al punto che un ministro – come nel mio caso – può prestare servizio anche in comunità che di per sé vengono da più tradizioni e che pure presentano delle differenze, sul piano ecclesiologico».

Lei è nata in una famiglia di confessione battista?
«Sì. In età adulta, ho scelto di diventare pastora e ho affrontato un curricolo di studi teologici che in linea di massima, sul piano delle materie, non differisce molto da quello di un seminarista cattolico».

L’ecumenismo passa, innanzitutto, per la conoscenza reciproca. Chi sono i «battisti»? Normalmente, questa denominazione viene associata alla figura del reverendo Martin Luther King, o dell’ex presidente americano Jimmy Carter.
«Comunemente, i battisti sono anche noti per il “gospel”, come loro forma di canto liturgico. Tra le Chiese protestanti, quelle battiste si connotano per alcuni tratti specifici, anche se non esclusivi. Il primo è un grande attaccamento al valore della libertà religiosa, considerata  quasi al livello di un principio teologico, nel senso che la fede deriva da una scelta, da una libera adesione dei singoli al messaggio di Cristo. Proprio per questo, il battesimo dei credenti viene amministrato in età adulta. Una seconda caratteristica delle Chiese battiste, strettamente connessa alla prima, è la rivendicazione di una netta distinzione tra lo Stato e le confessioni religiose: non è che queste debbano restare ai margini della sfera pubblica, ma occorre evitare sovrapposizioni tra il potere temporale e quello spirituale. In termini teologici, solo il Signore, e non il “principe di turno”, è a capo della Chiesa».

A sottolineare questo punto si è giunti per precise ragioni storiche?
«Certo. I battisti sono nati in Inghilterra, in un periodo successivo alla Riforma anglicana: inizialmente erano chiamati “separatisti” perché non accettavano che il re fosse a capo della Chiesa. Perseguitati per questo, in molti fuggirono nel Nuovo Mondo, e perciò la loro vicenda si è profondamente intrecciata con la storia nordamericana».

Alcuni affermano che negli ultimi decenni il dialogo tra le Chiese sarebbe proceduto troppo lentamente, sperimentando, in qualche caso, delle impasse. Lei è d’accordo?
«Sinceramente, a me pare che si sia fatta tantissima strada in un tempo relativamente breve, considerando che il dialogo ecumenico tra le diverse confessioni cristiane è iniziato circa cent’anni fa, e che solo in un secondo tempo vi ha preso parte anche la Chiesa cattolica. Non è che tutti gli obiettivi principali siano già stati conseguiti; la “settimana di preghiera”, però, è anche un’occasione per ritrovarci e per ringraziare il Signore per il cammino finora percorso insieme. Di fatto, siamo passati dall’inimicizia alla riscoperta di una comune fraternità in Dio. Pensiamo alla coraggiosa decisione di Papa Francesco, che nello scorso luglio si è recato in visita alla comunità pentecostale di Caserta: il senso di questo gesto è che dei fratelli e delle sorelle devono frequentarsi, pregare insieme, riconoscere di avere bisogno gli uni degli altri. Dobbiamo invocare il dono dell’unità, pur sapendo che divisioni e litigi hanno segnato la storia della Chiesa sin dagli esordi, come apprendiamo dalla lettura del Nuovo Testamento».