Il ricamo è un’arte antichissima, apparsa in Oriente e poi arrivata in Occidente. La parola ricamo deriva dal lemma arabo “raqm” (racam) che significa “segno, disegno”. I primi ricami, ritrovati in Egitto ed in Attica, risalgono a secoli prima di Cristo e, per la loro accuratezza, si pensa che fossero frutto di una vera e propria scuola. Il ricamo rappresentava un modo per impreziosire e personalizzare i capi d’abbigliamento indossati da personaggi di grande risalto politico e religioso, aumentandone così dignità e prestigio. In Italia quest’arte inizia intorno all’anno mille, durante il dominio dei Saraceni, che introducono in Sicilia i primi laboratori di tessitura e ricamo. Anche per le monache il ricamo è uno strumento di abbellimento dei tessuti. Esso veniva utilizzato per abbellire i paramenti sacri e gli indumenti dei sacerdoti. Notevoli sono le realizzazioni rinvenute all'interno del Monastero di Santa Maria Maddalena, alcuni paliotti ricamati (anche in oro) sono di una bellezza ineguagliabile. Presso il Museo sono esposti alcuni pregevoli ricami, con relativi disegni preparatori, pizzi e merletti effettuati al tombolo.
Le monache si dedicavano anche alla confezione dei propri indumenti e alla realizzazione dei cordoni, con cui si cingevano la vita, recanti i tre nodi, a simboleggiare i voti di castità, povertà e obbedienza fatti al momento della professione.
L'apprendimento dei lavori femminili quali la tessitura, il cucito, il ricamo, la lavorazione dei merletti, è un elemento importante nella educazione di una novizia o di un’educanda, sino a tutto l'Ottocento. Le giovani entravano in monastero dietro il pagamento di una retta annuale ed erano affidate alla competenza di suore esperte, ma anche di professori esterni, in particolare per i corsi di disegno.
Il canto e la preghiera erano attività a cui le monache dedicavano molto tempo ed energie, al pari dei lavori manuali. Cantare è considerato come pregare due volte e spesso le monache avevano effettivamente doti musicali e canore di spicco. Di grande rilievo fu il caso di Suor Maria Giuseppina Benvenuti, la suora di origine sudanesi (Zeinab Alif), nota come la "Moretta", la quale dimostrò ben presto le sue attitudini per il canto e per lo strumento dell'organo, di cui la chiesa del monastero era provvista. La Moretta apprese nozioni da ben due maestri di musica, che venivano da fuori per istruirla. I suoi brani erano ascoltati con grande piacere dai fedeli dell'epoca e si ha notizia che venissero anche persone da fuori per sentirla suonare durante le celebrazioni o nelle processioni. Si narra infatti che a Suor Maria Giuseppina piacesse suonare anche i brani intonati dalla Banda Cittadina durante le processioni, proponendo così duetti inediti.
L'arte della Ceroplastica è ampiamente documentata dal ritrovamento di diverse statuette di santi e degli utensili necessari per la loro produzione: crogiuoli e spatole. La lavorazione comprendeva diverse fasi: le statue erano infatti costituite da un’intelaiatura di legno impagliato e rivestito di stoffe ricamate, su cui erano applicate la testa e le mani modellate in cartapesta o cera. Piccoli Gesù Bambini confezionati con fiori di stoffa in teche di vetro venivano poi venduti nelle fiere, altre statue venivano realizzate per adornare la chiesa o per realizzare presepi.
Un'attività largamente praticata dalle suore fino a tutto l'Ottocento è quella della produzione di fiori di seta, un’arte antica importata dalle Fiandre, di cui è stata ritrovata una descrizione in un testo edito nel 1678 e conservato presso l’antica biblioteca del monastero. I fiori di stoffa erano impiegati sia per la decorazione delle chiese, in particolare nei periodi invernali quando era difficile reperirne di freschi, sia per ornare delle coroncine indossate dalle novizie il giorno della promessa temporanea.
L’attività della tintura, documentata in un piccolo fascicolo d'archivio che contiene istruzioni per tingere vari tipi di stoffa, avveniva immergendo i materiali in grandi "caldari" insieme alle terre colorate. La tintura interessava sia le stoffe tessute all’interno del monastero sia quelle acquistate all'esterno, entrambe destinate per lo più alla realizzazione di fiori ornamentali, che costituiva una specificità della produzione artigianale del Monastero di Santa Maria Maddalena.
La tessitura è una delle attività più antiche dell’uomo. È cambiato il mondo, ma non il principio di realizzazione del tessuto: l’incrocio ortogonale dei fili di trama e ordito. La tessitura manuale è un'attività che fu molto praticata dalle monache fino agli inizi del XX secolo, come del resto è accaduto presso le case delle famiglie italiane, dove molti indumenti e tutta la biancheria veniva prodotta e confezionata a mano.
Nella sala della "Cucina" sono esposti numerosi utensili e ceramiche per la cucina.
La spezieria è uno degli Offici previsti dall’ordinamento del monastero. Le monache che vi erano addette preparavano medicamenti e ricette erboriste. L’arte della spezieria è praticata per il solo uso interno, nel pieno rispetto della regola claustrale; sussiste tuttavia una tradizione orale che riferisce di una limitata diffusione di preparati anche all’esterno.